| La "forma" fa la differenza |
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| Scritto da vaioltre |
![]() Amnesty ci ha provato : voleva inchiodare i vertici di Google al rispetto radicale dei diritti umani. All'ultima assemblea degli azionisti si è discusso di temi potenzialmente compromettenti: la posizione di Google sulla censura, il rapporto con i cinesi, il ruolo del search nell'informazione. Due le proposte colpite (e affondate): quella di mettere in piedi una particolare commissione interna dedicata al tema dei diritti umani e quella di definire una policy precisa e pubblica sui rapporti di Google con la Cina e con i paesi in cui risalta il controllo della rete e dell'informazione.
In questo senso hanno chiesto di non ospitare i dati identificativi degli utenti in paesi ad alto tasso di censura e di arresti, trasparenza sulla censura, informazione agli utenti di quanto viene censurato dal portale, trasparenza sul come vengono gestiti i dati e forniti a terzi, trasparenza sui casi di censura imposti dalle autorità. L'accusa portata in assemblea da Tony Cruz di Amnesty è che Google in Cina non stia facendo alcun progresso sul fronte dei diritti umani.
Non c'è altra via dichiarano quelli di Google in più occasioni: meglio un compromesso che evitare di fornire del tutto certi servizi. E sul come questo compromesso si possa mai raggiungere, come ha scoperto Amnesty in questi giorni, nessuno ha voglia di chiedere dettagli. Sergey Brin in persona ha ritenuto suo dovere esprimersi. Per spiegare che sì, i contenuti delle mozioni sono condivisibili, ma anche sottolineare che una cosa così non può che costringerlo ad astenersi perché non ci sono solo i contenuti, c'è anche la forma,.. e la forma proprio non gli è piaciuta. Voto di astensione, dunque, anche da una ripresentazione di quei contenuti in altra forma, o da un qualsiasi appoggio ad una loro riproposizione in altra occasione. D'altra parte Brin si dice orgoglioso di quanto fatto in Cina:
Brin ha anche tenuto a sostenere che il primo scopo della presenza di Google in Cina non sono gli interessi commerciali:
Se questi temi hanno dominato l'Assemblea, di certo non hanno dominato le votazioni. Gli azionisti hanno bocciato le mozioni ma hanno promosso i loro leader preferiti a pieni voti. È evidente che se si è scomodato addirittura uno dei capi fondatori di Google un pò di problemi ci dovranno pur essere e forse Amnesty, nella persona di Tony Cruz, non ha detto solo semplici illazioni: forse non ha davvero tutti i torti. Alla fine dei conti verrebbe spontaneo chiedersi se altri motori di ricerca come Yahoo o MSN live search, usati anch'essi in Cina, abbiano avuto gli stessi problemi di Google. E comunque sia, certo è che in ogni caso non ha avuto la sua stessa rilevanza! Inoltre non bisogna perdere di vista il fatto che si sta parlando di libertà di ricerca, di libertà di informazione... di Libertà. Ma ovviamente Google, con la sua solita praticità, ci tiene a far sapere che non ha interessi commerciali.,. che un compromesso può fare comodo... ma comodo a chi? Come se libertà e soldi fossero la stessa cosa o fossero sullo stesso piano o, peggio ancora, nascondersi dietro banalità quali "la forma" o il "si poteva dire meglio". Alla fine queste potrebbero sembrare tutte scusanti o peggio giustificazioni finalizzate a prender tempo o magari a mascherare, tutelare e coprire eventuali e ipotetici "accordi segreti" con chi in Cina ha potere, potere di ricerca, potere di informazione... Potere. Ma per gente come loro il potere, la libertà e i soldi non saranno per caso sinonimi? Qui la news completa. (fonte: http://www.punto-informatico.it/ )
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| Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Aprile 2009 09:19 |

















